San Nazaro nacque a Roma nel 35 d.C. da
genitori benestanti.
Il padre era un alto magistrato mentre la
madre, Santa Perpetua, era stata avviata
alla fede cristiana dallo stesso San Pietro
e da Lui battezzata.
In quel tempo il paganesimo era ancora la
religione imperante mentre l'ebraismo era
tollerato per ragioni di stato, il cristianesimo
era considerato non solo come una setta,
ma anche pericoloso per l'integrità dell'impero;
per questo si doveva impedirne la diffusione.
Giunto alla giovinezza Nazaro doveva decidere
fra il paganesimo, che gli avrebbe aperto
le vie dell'agiatezza, e il cristianesimo
che, invece era oggetto di sprezzo e di pubblica
condanna.
Un giorno il padre lo condusse con sé con
l'intenzione di iniziarlo alla religione
pagana, d'improvviso Nazaro si arrestò ed,
a parole, dimostrò al padre l'assurdità dell'idolatria
dichiarando di voler seguire la religione
della madre.
Nazaro si presentò a San Lino, successore
di San Pietro, e, in breve tempo, ricevette
il Battesimo e fu avviato a predicare il
Vangelo presso famiglie e compagni conosciuti
a Roma, ma fu costretto ad abbandonare la
città per non essere oggetto di persecuzione.
Per dieci anni percorse le strade italiane
fino ad arrivare a Milano.
Ben presto, a causa della sua religione e
delle molte conversioni ottenute, fu arrestato
e, condotto davanti ad Anolino, prefetto
dell'Italia settentrionale, fu condannato
all'esilio. Su suggerimento della madre,
apparsagli in sogno, si recò ad evangelizzare
le Gallie.
Mentre percorreva la Svizzera giunse a Ginevra
ove una santa donna, da Lui convertita, gli
affidò il suo unico figlio Celso come discepolo
e compagno nell'apostolato.
Dopo aver percorso gran parte della Gallia
giunti a Treviri furono arrestati dal prefetto
che li rimandò a Roma dove San Nazaro fu
condannato ad essere affogato.
Fatto salire su una nave con Celso furono
portati in alto mare e gettati fuori bordo,
d'improvviso si videro i due Santi camminare
sulle acque mentre la nave rischiava l'affondamento
travolta da una tempesta.
Spaventati del temuto naufragio li marinari
esecutori del tirrenico decreto di Nerone,
ed illuminati dalla prodigiosa situazione
dei Santi conobbero il loro fallo risolvettero
di riceverli di nuovo in barca e dopo breve
preghiera delli medesimi videro il mare in
subita bonaccia. Da tali prodigi persuasi
quei marinari della santità delle persone
da loro oltraggiate, e della religione da
essi predicata, chiesero ed ottengo dai Santi
istruzione e Battesimo. Dopo tali avvenimenti
quei novelli cristiani non si azzardavano
ritornare a Nerone, e pieni della speranza
in Dio, confortati della compagnia dei Santi
abbandonarono le vele alla direzione della
Provvidenza. Prosperamente navigando entrato
nel nostro mare il fortunato naviglio volse
la prora verso Genova città allora libera
e alleata col Romano Impero. Distanti ancora
da quelle mura 600 incirca passi videro sopra
una delle colline di Albaro un tempio e una
torre con intorno un’area circondata da macerie.
Qui per ispirazione divina approdarono i
Santi ed atterrati gli idoli che ritrovarono
in quel tempio, consacrato alla falsa deità
delli loro morti, cominciarono a predicare
la fede in Gesù Cristo con felice riuscimento
e senza veruno incontro, battezzarono quanti
si convertirono; vi celebrarono il Divino
Sacrificio e diedero così ad Albaro il vanto
di essere la prima terra, non solo del Genovesato,
ma di tutta la Italia, dove si è palesemente
predicata e ricevuta la fede di Cristo, e
dove è stata celebrata la prima Messa quietamente.
Da Albao passarono a predicare in Genova,
dove in pochi giorni videro ricevuta e radicata
la santa nostra religione, che per grazia
particolare dell’Altissimo da poco meno di
secoli diciotto conserviamo purissima, mai
turbata dalla eresia, né mai amareggiata
per sangue sparso da’ martiri della nostra
terra. Compiuto con tanta felicità e frutto
il loro apostolato in Genova, passarono i
nostri Santi a Milano, dove infuriava la
persecuzione contro i cristiani. Appena giunto
in città Nazaro fece visita a San Gervasio
e San Protaso incarcerati e rinvigorito da
quella visita continuò nella sua missione
di conversione.
A causa della loro religione San Nazaro e
San Celso furono nuovamente denunciati, arrestati
e, condotti davanti al prefetto Anolino,
condannati a morte per decapitazione. Condotti
fuori di Porta Romana in un luogo detto dei
Tre Mori il 28 luglio 69 fu eseguita la condanna.
San Nazaro aveva 34 anni, San Celso solo
18.
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| Parete dietro l'altare della Madonna, è tutto quello che rimane della chiesa della Barona costruita nel 1592/'93 |
Appena martirizzati comparvero in visione
ad un certo Cerasio, presso il quale erano
stati ospiti in parecchie occasioni, ordinandogli
di seppellirli in un suo campo.
All'alba del 10 maggio 395 sant'Ambrogio,
dopo una visione divina che gli rivelava
il luogo della sepoltura di San Nazaro e
gli imponeva di porlo in venerazione, si
recò fuori di porta Romana verso il campo
dei Tre Mori. Giunto sul posto fece scavare
dove gli era stato indicato in visione. Dopo
poco comparve una tomba contenente il corpo
intatto, soavemente profumato e ancora sanguinante
di San Nazaro. Quest'episodio è narrato dallo
stesso segretario di Sant'Ambrogio, Paolino,
nella biografia del santo: Vitae Ambrosii, ai capitoli 32 e 33.
Il corpo di San Nazaro fu trasportato nella
Basilica dei Santi Apostoli, che poi prese
il nome di Santi Apostoli e San Nazaro Maggiore,
mentre il corpo di San Celso non fu ritrovato.
In quel luogo fu costruita la chiesa di San
Nazaro in Campo.